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Da Londra: HEAR-ir is listening to the Brexit temperature

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di Simona D’Agostino Reuter

SETTIMANA LONDINESE

HEAR-ir ASCOLTA LA TEMPERATURA SULLA BREXIT

 

Sempre attraente e piena di energia la mia Londra, nonostante la pioggia che non mi ha abbandonato un attimo. Ma a Londra puoi fare tutto, anche camminare da east a west, da south a north, all’aperto o under the tube, tutto è concesso e niente stanca davvero.

 

E così alla domanda ormai banale “Come sta andando con la Brexit?” l’ottimismo ed il pragmatismo inglese non deludono neanche questa volta, benché lo scetticismo ormai emerga un po’ ovunque. Dei miei contatti londinesi alcuni si sono già spostati o ad Amsterdam o a Copenaghen. Il mio pezzo di famiglia londinese ed i miei amici che provengono un po’ da tutta Europa, sono preoccupati e a momenti scoraggiati, da più di anni ormai, sebbene ho notato anche una sorta di rassegnazione, forse “tutto cambia ma niente cambia”, e prima di fasciarci davvero la testa vediamo cosa succede.

Però il “no-deal would be an economic shock”, si sente dire purtroppo.

Durante un Investor lunch, l’espressione che più mi ha colpito è stata: “this is the mother of all mess-ups”, che direi in sé sintetizza molto bene il feeling generale.

Alcune banche stanno trasferendo personale anche molto qualificato a Parigi, non tutti continentali, ma anche a British citizens è stato chiesto, ed incentivato, lo spostamento nella capitale francese, non tutti ne sono molto soddisfatti ovviamente. E qualche settimana fa, il governo olandese ha riferito di essere in contatto con oltre 250 aziende riguardo al trasferimento delle loro operazioni da UK all’Olanda prima dell’uscita dall’Ue (da: il Guardian). Il ministero olandese degli Affari economici ha detto di aver attirato nel suo paese dalla Gran Bretagna lo scorso anno circa 40 aziende o uffici di queste. Tra coloro che hanno scelto di puntare sull’Olanda vengono citati Discovery Channel, Sony e Bloomberg.

Roberto Casoni, partner di OTUS CAPITAL MANAGEMENT e ex MD e Head of the European Small/Mid Cap research team in Citigroup, cosi’ commenta: “Brexit? Per il nostro lavoro non cambia molto direi, non vediamo significative novità, salvo che se ne parla continuamente, troppo. Il tema è più profondo, forse. Ricordo perfettamente quando trent’anni anni venivo per le prime volte a Londra, non era una città raccomandabile, non era neanche lontanamente la città interessante e piena di stimoli in cui vivo ormai da vent’anni, era difficile e rischiosa. La mia vita è completamente qui. Ma se dovesse tornare “quella Londra”, a causa di un impoverimento generale creato dall’allentamento all’Europa, ecco allora sarebbe ora di tornare in Italia”. Con uno sguardo sempre attento anche agli stocks italiani, OTUS CAPITAL MANAGEMENT puo’ investire anche in micro caps attraverso uno dei suoi fondi.

 

E l’Italia? L’Italia frena, stime di crescita nel 2019 del Pil a 0,7%, dati a fine gennaio, le stime che emergono dal sondaggio trimestrale Reuters; ora si parla addirittura di recessione. Tuttavia, il nostro paese, come anche altri mercati, é in una fase di grosso cambiamento e ciò per fortuna crea spesso non solo rischi ma anche opportunità, se si riesce ad anticipare i trends, afferma qualche gestore anche in UK.

Con un Comunicato Stampa del 24 gennaio scorso il Mef, Ministero dell’Economia e delle Finanze, ha approntato le misure necessarie a garantire piena continuità dei mercati e degli intermediari in caso di Brexit senza accordo. In tale scenario, infatti, a decorrere dal 30 marzo 2019 il Regno Unito diverrà a tutti gli effetti uno Stato terzo, con conseguente discontinuità nei rapporti bilaterali con la UE. Le misure in parola mirano ad assicurare la stabilità finanziaria, l’integrità e la continuità operativa di mercati e intermediari nonché la tutela di depositanti, investitori e clientela in generale, tramite l’introduzione di un congruo periodo transitorio nel quale tali soggetti potranno continuare ad operare, analogamente al periodo transitorio previsto in caso di accordo tra il Regno Unito e la UE.

Escludendo ovviamente le grandi banche, ci sembra di poter affermare che il mondo finanziario sembri meno preoccupato di quello produttivo; tutto ciò potrebbe anche portare qualche opportunità, diversificazione e vantaggio, se si analizza la situazione con calma, sempre una volta che avremo un po’ maggior chiarezza di cosa succederà, dice qualcuno.

E intanto da Downing Street, “No-deal is an eventuality we wish to avoid, but one we continue to plan for. Does no-deal remain on the table? The answer is yes.”

Damien Hirst poses in front of his artwork entitled The Physical Impossibility of Death in the Mind of Someone Living  – in the Tate Modern, 2012

Manca poco al 29 marzo, e UK fuori dalla UE sembra davvero ancora fantascienza. Dal punto di vista di chi fa un lavoro come il mio, ciò sembra ancora più assurdo. Siamo cresciuti con e nella city, nella luce della finanza inglese, con la certezza che un Investor Roadshow a Londra fosse non solo un MUST ma anche l’occasione vincente.
In fin dei conti, crediamo (e speriamo) che ciò non cambierà.

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