da Milano Finanza – Paola Valentini
La frenata della raccolta nel secondo trimestre del 2018 della raccolta netta dei fondi legati ai piani individuali di risparmio (Pir) è in linea con le stime degli analisti di Equita. I comparti pir, in base ai dati Assogestioni, hanno registrato flussi netti pari a 1,35 miliardi di euro, rispetto agli 1,99 miliardi del primo trimestre e in rallentamento anche dai 3,36 miliardi registrati nell’ultimo trimestre del 2017.

“Un valore che si colloca nella parte alta del range che avevamo ipotizzato per il secondo trimestre, ovvero 1-1,3 miliardi di euro. La raccolta netta da inizio anno sale a 3,34 miliardi, rispetto ad una nostra stima per l’intero 2018 di circa 7 miliardi. Le masse totali hanno raggiunto 18,6 miliardi”, ricorda Equita.
In termini di il leader dei pir rimane Banca Mediolanum col 22% di quota di mercati, davanti al gruppo Intesa Sanpaolo (21%). La maggiore raccolta nel secomasse gestitendo trimestre è stata catturata da Intesa con 400 milioni (29% del totale), Amundi con 329 milioni (24%), Mediolanum con 239 milioni (18%), Anima 197 milioni (15%) e Arca con 173 milioni (6%). In termini di singole categorie, i prodotti bilanciati hanno visto un incremento dell’incidenza sul totale (44% da 42% del primo trimestre 2018) a scapito dell’azionario (30% da 31%).
Il problema è che, dopo il boom di raccolta del 2017, pari a 11 miliardi, oggi i gestori fanno sempre più fatica a trovare opportunità di investimento dato che i prezzi delle azioni delle pmi, che dovrebbero essere il bacino di riferimento dei fondi pir, sono saliti molto e la crisi dei mercati ha finora frenato lo sviluppo del mercato dedicato alle mid e small cap. Tanto che, osserva Equita, le valutazioni di queste azioni ora sono elevate.

